PORTA APERTA A NUOVE IDEE

  • IL MOLISE VISTO DA LONTANO (Nicola Franco)

     Il Molise visto da lontano  

    di Nicola Franco

     

     

     

    Fino agli anni '60 il Molise rimase rinchiuso a catenaccio tra le sue montagne e le sue valli.  La maggior parte dei suoi cittadini, contadini, pastori e commercianti ripetevano ogni giorno gli stessi rituali che risalivano a secoli anteriori.  Partivano ai campi o verso i pascoli, fedeli al ritmo delle stagioni, seguendo il  sole loro indispensabile benefattore.

     

    I nostri molisani era gente taciturna. A chi volete che parlassero? Tutta la comunicaziome si riduceva agli ordini perentori che gli uomini davano alle mogli e ai figli.  A volte, per necessità, i molisani rivolgevano la parola al curato, una volta tanto al medico oppure a l'uomo di legge, ma a quest'ultimo quanto meno possibile!

     

    Quanto gli uomini cominnciarono a partire per le Americhe e per le guerre, le mogli erano condannate ad una tragica e angosciante solitudine che veniva  lenita il giorno che arrivava l'unica lettera dell'anno o quando un emigrato o un soldato arrivava con notizie fresche dall'america, dal campo di battaglia o ancora dai campi di concentramento. 

     

    La comunicazione nel Molise si riduceva veramente a poche cose.  Fortuna ch'esistevano le feste religiose, le fiere, gli sposalizi e i funerali, poiché in queste occasioni i molisani potevano scambiare le notizie di famiglia, e a volte anche notizie che venivano di luoghi lontani, che riguardavano l'intera nazione.

     

    La mancanza di comunicazione tra la nostra gente ha avuto certamente degli effetti negativi sulla vita sociale e personale; tuttavia, questa mancanza ha avuto qualcosa di positivo, se pensiamo che a questo modo il Molise per lungo tempo ha conservato una immagine positiva di se stesso. E diciamolo charamente la nostra gente non ha avuto nessun merito in questo.

     

    I tempi sono cambiati drasticamente!  E i tempi sono cambiati profondamente anche per i Molisani!  Tutti i mezzi moderni di comunicazione - giornali, riviste, libri, radio, televisione, telefono, internet, fax, kodak, videocamera,  - sono entrati in tutte le case dei molisani, anche le più modeste.  Oggi dei 300.000 molisani una percentuale elevatissima è iscritta su facebook e i molisani comunicano tra di loro giorno e notte, sette giorni alla settimana.  Che cambiamento rispetto al passato!  Oggi non siamo in grado di analizzare gli impatti che un tale cambiamente possa avere su una piccola società com'è quella molisana, ma personalmente sono convinto che saranno numerosi gli impatti benefichi.

     

    Tuttavia! Tuttavia!  Attenzione!  Attenzione giornalisti, scrittori d'ogni genere, giornalisti online, comunicatori del web!  È qui che il vostro mestiere - tanto nobile in sé -  puo' diventare un mestiere distruttoreGli  scritti che affidate ai mezzi moderni non sono letti soltanto a Provvidenti, Castelverrino, Conca Casale o Raccapapirozzi,....,ma nelle ore che seguono sono lette a Perth, Cleveland, Mar del Plata, Montreal, Berna o Labrador City.

     

    Comunicatori, fermatevi a riflettere un tantino! Avete pensato quale ritratto ci mandate del Molise a tremila o dieci kilometrii lontano da voi?  

    Oggi l'imagine che ci mandate del Molise è terribilmente negativa; non esagero!  Quando vi leggiamo ci viene da pensare che la vostra regione è un luogo invivibile, un luogo di lotte intestine tra le famiglie, tra i politici, tra le organizzazioni sociali  e che il popolo molisano è un popolo ingovernabile.

    Se poi continuano a frequantarvi, ci accorgiamo che siete gente divisa, che mancate del senso comunitario e che il bene comune passa a l'ultimo posto.

    Per di più scopriamo che avete una parola acerrima. Tanto è vero che non c'è un molisano che non subisca le critiche o che non critica gli altri duecento noventanove mila molisani; per caso, la critica ''distruttrice'' farebbe parte dei geni e della cultura dei sanniti?

     

    Eppure, ne sono convintissimo, c'è tanto da dire e da trasmettere di positivo sul Molise, poiché c'è tanta gente da voi che realizzano cose straordinarie nel campo sociale e culturale.  Quanti talenti, quanti volontari, quanti creatori, quanti politici e attori onesti della comunità sono ignorati  dalle media i quali  potrebbero dare un'altra imagine del Molise! 

    Insomma, è buono ricordarlo ai comunicatori, la questione di fondo è la questione dell'etica professionale.  Quando si scrive abbiamo sempre la scelta dei soggetti da comunicare; perché dunque non scegliere soggeti che riflettono il meglio delle realtà di un luogo,di un popolo o di una persona?  Quando si scrive bisogna farsi guidare dalla coscienza, bisogna pensare non solo a l'imagine che si trasmette fuori del paese, ma anche alle consequenze che le notizie hanno sul quotidiano e sul futuro dei lettori. 

    E finalmente c'é pure la lingua che potrebbe essere molto utile per creare una  migliore imagine della nostra regione. Su questo punto buona parte dei giornalisti molisani  rivelano molta povertà. Un buon giornalista che sa utilizzare pienamente la lingua, puo' con maestria evitare di nuocere a l'imagine di un paese, di un popolo o di una persona.

     

    Mi trovo a seimila chilometri dal Molise mentre scrivo queste riflessioni.  E sono una decina d'anni che ho l'opportunità di ricevere e leggere tutti i giorni le notizie dal Molise.  Sfortunatamente l'imagine proiettata dalle media sulla regione è andata peggiorando.  Certo la modesta società molisana sta cambiando, poiché non vive più reclusa tra le montagne e sta subendo gli influssi del mondo moderno; perciò mi sembra ancora più urgente che le autorità locali, le associazioni dei giornaslisti e delle media s'attivino per rimediare a questo degrado delle informazioni che nuocciono a l'imagine del Molise.  Comunicatori molisani un po' d'orgoglio, per favore!

     

    Nicola Franco

     

  • Gli Emigrati e la crisi Italiana

    Gli emigrati  alla riscossa dell'Italia in fallimento. Di Nicola Franco...14 Giugno 2012
     
    Molti italiani sono divisi quando sono interrogati sulla capacità che ha l'Italia di cavarsela da questa scossa economica profonda che l'ha atterrita e umiliata.   Gli specialisti  italiani delle questioni economiche sono piuttosto severi e generalmente affermano che senza un aiuto massiccio dei  paesi europei non  riuscirà a risanare le piaghe profonde di cui è infetto il nostro  paese.
     
    I rimedi drastici imposti dal governo Monti al popolo italiano sono insufficienti; infatti tali  misure non sono altro che un primo intervento d'urgenza per mantenere in vita il funzionamento del paese.  Altre misure saranno  indispensabili, nei prossimi mesi e direi pure anni, le quali affligeranno ancora duramente il nostro popolo e questo per ridare una sana e stabile economia al paese.
     
    Il popolo italiano ha bisogno di sostegno.  E questo sostegno deve venire con forza e generosità dagli italiani che vivono all'estero. La crisi italiana è molto peggio dei terremoti che hanno scosso negli ultimi decenni (Irpinia, Molise, Emilia, ecc.) la nostra penisola.  Lo sappiamo, ogni qualvolta un terremoto ha distrutto vite e beni nelle regioni italiane, gli italiani all'estero si sono mossi inviando gli aiuti necessari per dare un sollievo ai terremotati.  Questa volta è tutto il popolo italiano che ha bisogno d'aiuto. 
     
    Cio' è un dovere per noi all'estero, poiché da quando abbiamo lasciato la patria abbiamo ricevuto molto  dal Governo Italiano.  È necessario che io ricordi tutto cio' che i governi di qualsiasi tendenza hanno fatto per noi ?
    Basti ricordare i numerossisimi sussidi ricevuti per la cultura (Istituti Italiani di Cultura, La Dante Alighieri, il Picai, i Comites,ecc...)  Basti ricordare le strutture volute e sostenute finanziariamente  dai governi per assicurare, via le  rappresentanze (Patronati, Federazioni Regionali,ecc. ) servizi quotidiani ai cittadini (passaporti, pensioni, pratiche presso i ministeri italiani, ecc....).
     
    Consapevoli di questo dramma, dobbiamo, sia individualmente, sia come gruppi rappresentanti le nostre comunità, passare a l'azione e collaborare al restauro dell'economia del nostro paese.  Io ho due suggerimenti da fare, come emigrato, ai miei connazionali all'estero.
     
    Il primo suggerimento riguarda ognuno di noi all'estero.  Parlo di questa dipendenza ereditaria che portiamo noi italiani nelle vene, che abbiamo acquisita in Italia e che abbiamo trasportato con noi nei paesi d'accoglienza.  Sono decenni che viviamo altrove, in paesi che oltre a averci dato il lavoro, ci offrono condizioni di vita piu' elevate di quelle che avevamo o che avremmo in Italia.  Nei paesi delle Americhe o nei paesi del Nord Europa
    gli Stati proteggono i cittadini e le famiglie vantaggiosamente in rapporto a cio' che fa l'Italia per i suoi cittadini.
     
    Capisco che nel dopo guerra quando abbiamo emigrato, avevamo bisogno di strutture, di supporto da parte dello Stato italiano per integrarci nei nuovi paesi, ma perché decine d'anni dopo essere emigrati e esserci integrati nei paesi d'adozione, e dopo aver acquisito uno statuto sociale e economico di alto livello,  perché dunque manteniamo una dipendenza economica con la madre patria ? Chiediamo soldi al governo italiano per un sacco di ragioni, per il funzionamento delle federazioni e delle associazioni, per offrire corsi di lingua italiana, per promuovere la cultura italiana, per  organizzare kermesse di gruppi regionali, per comprare ordinatori per le associazioni, o semplicemente per rappresentare  gli organismi nei congressi  sia in Italia, sia in altri paesi .  
     
    È ormai tempo che questa dipendenza verso la madre patria finisca.  Gli italiani fuori patria, emigrati dal dopo guerra, sono benestanti.  Le generazioni che li stanno seguendo accedono a impieghi di alto livello.  Perché questi nostri cittadini non sostengono le loro organizzazioni, perché, se hanno tanto attaccamento alla cultura italiana, non la promuovono utilizzando le risorse delle nostre comunità ? Perché il governo italiano deve finanziare i giornali italiani che sono pubblicati (a volte sono numerosi e di qualità mediocre) là dove si trovano le nostre comunità ? Quanti soldi faremmo risparmiare al nostro governo se ci sbarazzassimo di questa dipendenza.  Abbiamo scelto di vivere altrove, facciamo parte di un nuovo mondo sociale, politico e economico, organizziamoci per strutturare le nostre comunità con le nostre risorse.  L'Italia ha bisogno di questo nostro cambiamento.
     
    E poi siete al corrente che in Italia si fanno tanti sprechi i quali hanno contribuito alla dirotta che conosciamo. Questi sprechi si ritrovano a tutti i livelli amministrativi del paese, nazionale, regionale, provinciale e comunale.  Dinanzi a tali evidenze il popolo italiano chiede cambiamenti radicali agli amministratori del paese.  In altre parole si chiede a tutti  i responsabili del paese di ridurre il numero degli abusi, tali i salari  esagerati  degli amministratori, i privilegi di un gran numero di caste, le pensioni esorbitanti di un gran numero di eletti, i viaggi lussuosi dei responsabili governamentali, i viaggi di rappresentanti regionali non solo fuori della regione , ma anche verso altri continenti, come il Presidente Iorio del Molise che viaggia in Australia, in Argentina, a Washington, a New Yoirk , in Croazia, a Bruxelles come se fosse un capo di stato.  Oppure come alcuni sindaci del Molise che vanno visitando le comunità molisane nel mondo, senza alcuna utilità né per il Molise,  né per il comune che rappresentano, ne per le comunità che visitano nelle Americhe o in Europa.  La sfida a questo livello è enorme per le amministrazioni pubbliche italiane.  Vi riusciranno a breve scadenza ? Io ne dubito.
     
    Ma noi che viviamo all'estero possiamo fare qualcosa  nella lotta dello stato italiano contro gli sprechi ?  Io credo di si.  Prima di tutto se siamo responsabili d'organismi creati dallo stato italiano specificamente per il servizio agli  emigrati, abbiamo la responsabilità d'amministrare onestamente i fondi ricevuti dal governo italiano.  Cio' vuol dire che detti fondi vanno attibuiti ai fini per cui sono stati ricevuti e non per scopi e interessi personali.  Ci 
    si puo' chiedere a volte a cosa servono alcuni organismi che hanno come scopo la promozione della cultura italiana  e che non promuovono nessuna attività culturale durante l'anno!  Eppure questi organismi  ricevono fondi dal governo italiano.  In altre parole, a cosa serve il denaro ricevuto dall'Italia ?  Ci si puo' chiedere pure a cosa serve un organismo come la Dante Alighieri.  Ci si puo' chiedere cosa fanno i Rappresentanti dei Comites o del  Cgie se non difendere i propri posti, viaggiare nel mondo e pavonarsi in tutte le iniziative intraprese dai cittadini per farsi adulare o promuovere le proprie persone.   
    Si puo' dubitare pure degli investimenti che si fanno nelle scuole del PICAI con i sussidi ricevuti dall'Italia, almeno se si considerano i magrissimi risultati di tali corsi !  Il governo italiano dovrebbe essere molto esigente verso gli organismi che ricevono i sussidi; anzi dovrebbe fare inchieste serie   per assicurarsi  dell'utilità della loro esistenza o per assicurarsi che gli obiettivi degli organismi raggiungono gli scopi per cui sono stati creati.
     
    Invito il lettore italiano che vive all'estero e che legge questo articolo di riflettere sulle idee che propongo in questo articolo.  E poi di scambiare queste idee tra i vostri connazionali, emigrati come voi.  In poche parole spero d'avervi sensibilizzato alla crisi che vive l'Italia e che, benché modestamente, partecipiate a  risolverla.   Franco Nicola
  • UN INVITO AMICALE...

    Caro visitatore, apro questo blog col vivo desiderio di scambiare qualche idea con voi.  Mi rivolgo agli Italiani e in particolare ai Molisani che vivono in Italia,nel Molise e all'estero (emigrati : siamo numerosi !).  Nel nostro mondo moderno, affarati e preoccupati come siamo con il lavoro, con la famiglia e con preoccupazioni diverse,non sempre pensiamo a fermarci qualche momento per consacrarlo alla riflessione su soggetti che potrebbero aiutarci a meglio capire il nostro mondo e la società che ci circonda.

    Le nostre riflessioni potrebbero essere benifiche e guidarci verso comportamenti migliori e decisioni più giuste e fruttuose.  Anzi ancora meglio, se i nostri interlocutori intervengono con le loro idee, puo' darsi che ne tireremo benefici personali maggiori.

    I soggetti di cui potremmo parlare in questo blog sono diversi, tutto dipende degli interessi di cioascuno di voi. Ma i soggetti potrebbero essere quelli della nostra vita moderna, ad esempio la famiglia, i giovani, la vita cittadina dei nostri paesetti e città, il lavoro, le difficoltà economiche, la vita dell'emigrato, la sua integrazione nei paesi d'adozione... e cosi' via...

    Dunque, io v'invito ad esprimervi semplicemente e con correttezza.  In attesa di un vostro prima intervento vi saluto.


    La crisi Italiana vista da lontano.
     di Nicola Franco
     
     
    È da lontano che seguo la crisi economica che affligge l'Italia.  Le tristi notizie che affliggono sempre più il popolo italiano, causate dalla crisi economica, mi rammaricano, poiché mi sembra evidente che i sacrifici richiesti alla classe lavoratrice e alle classi più povere saranno sempre più numerosi.
     
    Centinaia d'imprese chiudono le porte ogni anno aumentando il numero dei disoccupati. Tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità .  E non sono solo le piccole e medie imprese che sono annientate o mutilate dalla crisi, ma anche le grandi imprese le quali debbono ridurre il numero degli operai o chiudere i battenti per andare ad investire nei paesi asiatici o nei paesi slavi.  Molte famiglie per sopravvivere dipendono oggi dalla carità cristiana.  I giovani che contano per il 30% di disoccupati in alcune regioni della penisola sono costretti a rimanere per anni  nel domicilio familiare e moltissimi giovani diplomati sono costretti a partire in paesi stranieri.  Questa fuga dei cervelli che appoverirà l'Italia in modo nefasto andrà aumentando nei prossimi anni. In altre parole precarietà, licenziamenti, cassa integrazione, disoccupazione, famiglie in difficoltà costituiscono ormai l' esperienza quotidiana per milioni di italiani.
     
    A causa della crisi, i centri storici, un tempo il cuore pulsante della vita di un intero territorio, si stanno svuotando e vivono attualmente una stagione di degrado. Sempre più negozi chiudono, mentre le piazze vengono occupate da mendicanti e drop-out di ogni tipo, presenze poco rassicuranti per il cittadino quando non apertamente inquietanti e minacciose. Le nostre località, anche le più piccole, belle e ricche di storia, assomigliano sempre di più a Calcutta e sempre meno ad ordinati ed accoglienti nuclei della vita sociale, economica e culturale di un'intera comunità.
     
    Quali sono le cause della crisi?
    Le cause che sono alla base della crisi  le conosciamo.  Vi sono quelle che il paese ha subito in comune con gli altri paesi e che risalgono al terremoto finanziario che si è prodotto negli Stati Uniti, nato dalla crisi dei mutui subprime e che per effetto della mondializzazione dei mercati, si è propagato su tutti i continenti e non ha risparmiato l'Italia.  Ma vi sono pure cause che un gran numero di cittadini ignorano e che sono particolari alla crisi dei paesi europei.  Voglio parlare del  “Signoraggio” che è il male dei mali nel sistema economico, strutturato dai paesi europei e per i  paesi europei che fanno parte dell'€uro.  Il Signoraggio come scriveva un economista è ''una truffa monetaria legalizzata e che rende una Nazione debitrice nei confronti di un Gruppo bancario''.  E chi è il centro nevralgico  di questa questa  truffa monetaria legalizzata?  La Banca Centrale Europea (B E C ).   Basta conoscere come funziona la BEC per capire quanto sia nociva agli Stati.  ''La BCE crea moneta cartacea, il tutto ha dei costi di produzione relativi all’acquisto e lavorazione delle materie prime. Tutti questi costi vanno a formare il “valore intrinseco” della banconota creata.  ll “Signoraggio” sta nella differenza che si ottiene dalla sottrazione aritmetica tra il “valore nominale” e il “valore intrinseco” (500 €- 30 centesimi) uguale: un guadagno di: 499.70 €uro ogni banconota prestata!  Quindi riassumendo: La BCE stampa una banconota al costo di produzione di 30 centesimi, esegue un prestito/vendita al nostro stato al “Valore nominale” di 500 €uro, in più mette gli interessi, dunque a ogni scadenza l’Italia dovrebbe restituire sia la somma iniziale più gli interessi maturati !''
    L'ultima causa importante della crisi economica del nostro paese è dovuto al mostruoso debito pubblico accumulato a partire dagli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, al rallentamento della crescite economica e  alla credibilità del governo anteriore.
     
    L'Italia potrà salvarsi?
    Spontaneamente direi di sí, perché la storia della nostra penisola ha già manifestato idee innovatrici e energie starodinarie che hanno permesso cambiamenti profondi in momenti di crisi politiche e sociali.  Lo Stato e gli uomini politici debbono essere i primi a dare l'esempio per correggere lo stato attuale di sfacelo
    dell'economia.  Questa è una condizione indispensabile per ottenere la collaborazione e i sacrifici da parte del popolo italiano. Basta con i salari elevatissimi ! Basta con i privilegi ! Basta con le pensioni esorbitanti ! Basta con le auto blu ! Basta con le caste ! Basta con il clientelismo ! Basta con  governatori regionali totalitari ! Basta con i viaggi inutili all'estero di funzionari e lustrascarpe ( Penso in particolari ai regimi imperiali del sud : L'Abruzzo, il Molise, la Calabria , ed altri.) I Politici dovranno sradicare  le abitudini inveterate di servire se stessi , la propria famiglia, i propri amici, i propri interessi personali, e  dovranno lavorare con coscienza per il BENE COMUNE.
     
    Cio' non basta ! Pure il popolo italiano dovrà cambiare !  Gli italiani debbono abbandonare il lavoro al nero che nuoce alla fiscalità; gli italiani devono abbandonare l'associazione con  gruppi mafiosi che sottraggono fondi importanti allo Stato.  Devono lavorare di più per raggiungere in cio' le ore lavorative dei lavoratori dell'Europa del Nord.  Devono diminuire il numero degli scioperi che causono perdite enormi alle industrie e inventare nuove vie per negoziare le condizioni di lavoro.  I lavoratori devono capire che in situazione di crisi non possono usufruire delle stesse condizioni ottenute in periodi di boom economico.  E poi gli italiani devono pensare anche loro di più al bene comune, invece di pensare solo ai propri interessi  personali  :  è incredibile il numero degli italiani che non pagano le imposte; è imponente pure il numero di beneficiari di assistenza sociale pur non avendone diritto;  è stragrande il numero dei falsi invalidi e il numero di pensionati che in realtà non avrebbero diritto alla pensione (quest'ultimi sono numerosi anche all'estero tra gli emigrati). 
     
    Tutto cio' vuol dire che in questo momento è necessario in Italia un risveglio delle coscienze.    Un risveglio a qualsiasi livello.  Un risveglio che deve partire dalla base, un risveglio di tutte le classi sociali, poveri e ricchi, operai e professionisti.   Un risveglio che abbia come obiettivo di risanare la situazione economica
    in un primo tempo, ma che dovrà promuovere e raggiungere un  obiettivo maggiore,  cioè una più grande giustizia sociale tra le classi sociali italiane. Nicola Franco


  • TEATRINO ANZIANI

    Un gruppo di anziani tentano per la prima volta di domesticare il teatro. L'autore della sceneggiatura é anch'essa una persona anziana. L'autore ha voluto evidenziare in tutta la sceneggiatura quanto sia difficile per i genitori d'accettare le nuove mentalità e i costumi dei figli che fanno parte del mondo moderno. Se negli scorsi decenni i figli sposavano persone della loro regione o altri italiani, oggi sposano giovani di altre nazionalità... I genitori accettano difficilmente questi nuovi costumi.... In conclusione la sceneggiatura ricorda ai genitori che bisogna accettare i cambiamenti del nostro mondo, con apertura di mente, per il miglior bene dei figli e della famiglia.
    Comments

    Categories:

    Tags:

  • Immigrata Quintina

    Ecco un altro esempio del coraggio dei nostri emigrati italiani. Sono migliaia gli emigrati che hanno sofferto durante anni per realizzare i loro sogni di benessere. Tra le difficoltà i nuovi clima, le nuove lingue, le nuove culture, le nuove abitudini e spesso il disprezzo delle popolazioni indigene.
    Comments

    Categories:

    Tags:

  • I DISAGI DEI GIOVANI MOLISANI

    I giovani molisani si trovano dinanzi ad una situazione critica per il lavoro e per preparare il loro futuro. Benché questi giovani siano preparati con molti diplomi, non trovano posti di lavoro nella regione. Conclusione i giovani devono emigrare verso il centro-nord e nei paesi europei. Peccato che tanto sapere, tanta materia grigia vada perduta per il Molise.
    Comments

    Categories:

    Tags:

  • IL SINDACALISTA DI FEO FR.

    Francesco Di Feo fu molto attivo per promuovere il sindacato tra i lavoratori italiani di Montréal. Per trenta anni ha cercato di cambiare le mentalità tra i lavoratori e gli impresarii della nostra comunità i quali erano refrattarii al miglioramento delle condizioni di lavoro su i cantieri. Appoggiato dalla CSN promosse le nuove leggi promulgate dal governo del Québec per proteggere i lavoratori. Sia i lavoratori che gl'imprenditori col tempo riconobbero finalmente l'importanza di tali leggi. Di Feo sa che oggi la nuova generazione potrà andare a lavorare su i cantieri sapendo che é ben protetta dalle leggi. Questo cambiamento da giganti lo si deve a lui ed a tanti altri come lui che lottarono per il bene dei lavoratori durante gli ultimimi 40 anni.
    Comments

    Categories:

    Tags:

  • Di FeoFr immigrato.MOD

    Un lavoratore italiano dell'Irpinia che racconta la sua venuta e integrazione a Montréal. Tempi difficli a l'arrivo per lui e per tutti i suoi connazionali.
    Comments

    Categories:

    Tags:

  • Momenti tristi nella Comunità Italiana di Montréal.

    Dopo il bel successo della fondazione della Casa d'Italia e dopo i primi anni di ricche esperienze legate alla Casa, arrivarono, senza avvertimento, le misure di guerra. Il Governo Canadese temette che gli Italiani del Québec che naturalmente, ammiravano il Fascismo e le opere di Mussolini, nuocessero al Governo e agli alleati (l'Inghilterra e gli Stati Uniti ) in guerra contro la Germania e l'Italia. Molti Italiani furono sospettati di essere Fascisti; perció, senza nessun procedimento legale, furono rastrellati, come un lampo, dall'esercito e dalla polizia e condotti nel campo militare di Pettawawa(Ontario). La Comunità Italiana fu ridotta al silenzio e alla paura, vivendo in condizioni, a volte, di gran disagio. Dopo la fine della guerra, la Comunità Italiana, umiliata, dovette ritrovare la sua dignità e il suo orgoglio. E vi riusci, come vedrete nel prossimo video.
    Comments

    Categories:

    Tags:

  • Fondazione della Casa d'Italia di Montréal,Canadà

    La comunità Italiana di Montréal volette, negli anni 1930, un simbolo forte, per sentirsi vicini alla madre patria e uniti come cittadini del nuovo paese. Con l'iniziativa del console d'allora e l'appoggio di uomini d'affari della città di Montréal, la comunità riusci a raccogliere abbastanza fondi per la costruzione della Casa d'Italia. L'avvenimento fu di grande importanza, poiché per la prima volta gli Italiani affermavano la loro presenza in questo modo in America del Nord. In fatti la Casa ebbe una grande importanza durante gli anni che seguirono.
    Comments

    Categories:

    Tags:

  • ASSOCIAZIONE RIPESI IN MONTREAL

    L'Associazione di Ripabottoni a Montréal é stata uan della prime associazioni tra quelle molisane in Canadà. Ha conosciuto un periodo fausto, quello che va dall'inizio del novecento alla seconda guerra mondiale. Ragioni politiche hanno impedito il suo funzionamento durante la guerra. Ma riprese le su attività con Matteo fiorito che gli dette une impronta culturale. Oggi la nuova Presidente Anna Colannino e i suoi collaboratori, cercono di dare un nuovo stimolo alla Associazione con attività che corrispondono ai nostri tempi, sopratutto con l'intento d'attirare la nuova generazione.
    Comments

    Categories:

    Tags:

  • JOUEURS DE QUILLES MONTRÉAL

    PLUSIEURS GROUPES DE JOUEURS DE QUILLES , ANCIENS CHAUFFEURS DE LA STM ( MONTRÉAL ) SE RENCONTRENT PLUSIEURS FOIS PAR SEMAINE POUR SE DÉTENDRE ET FRATERNISER. LA MAJORITÉ SONT À LA RETRAITE DEPUIS PLUSIEURS ANNÉES ET POUR GARDER LA FORME PRATIQUENT CE SPORT À PARTIR DE l'AUTOMNE AU PRINTEMPS. TANDIS QU'EN ÉTÉ S'ADONNENT AUX SPORTS EXTÉRIEUR, COMME LE GOLF ET AUTRES.
    Comments

    Categories:

    Tags: