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  • Gli Emigrati e la crisi Italiana

    Gli emigrati  alla riscossa dell'Italia in fallimento. Di Nicola Franco...14 Giugno 2012
     
    Molti italiani sono divisi quando sono interrogati sulla capacità che ha l'Italia di cavarsela da questa scossa economica profonda che l'ha atterrita e umiliata.   Gli specialisti  italiani delle questioni economiche sono piuttosto severi e generalmente affermano che senza un aiuto massiccio dei  paesi europei non  riuscirà a risanare le piaghe profonde di cui è infetto il nostro  paese.
     
    I rimedi drastici imposti dal governo Monti al popolo italiano sono insufficienti; infatti tali  misure non sono altro che un primo intervento d'urgenza per mantenere in vita il funzionamento del paese.  Altre misure saranno  indispensabili, nei prossimi mesi e direi pure anni, le quali affligeranno ancora duramente il nostro popolo e questo per ridare una sana e stabile economia al paese.
     
    Il popolo italiano ha bisogno di sostegno.  E questo sostegno deve venire con forza e generosità dagli italiani che vivono all'estero. La crisi italiana è molto peggio dei terremoti che hanno scosso negli ultimi decenni (Irpinia, Molise, Emilia, ecc.) la nostra penisola.  Lo sappiamo, ogni qualvolta un terremoto ha distrutto vite e beni nelle regioni italiane, gli italiani all'estero si sono mossi inviando gli aiuti necessari per dare un sollievo ai terremotati.  Questa volta è tutto il popolo italiano che ha bisogno d'aiuto. 
     
    Cio' è un dovere per noi all'estero, poiché da quando abbiamo lasciato la patria abbiamo ricevuto molto  dal Governo Italiano.  È necessario che io ricordi tutto cio' che i governi di qualsiasi tendenza hanno fatto per noi ?
    Basti ricordare i numerossisimi sussidi ricevuti per la cultura (Istituti Italiani di Cultura, La Dante Alighieri, il Picai, i Comites,ecc...)  Basti ricordare le strutture volute e sostenute finanziariamente  dai governi per assicurare, via le  rappresentanze (Patronati, Federazioni Regionali,ecc. ) servizi quotidiani ai cittadini (passaporti, pensioni, pratiche presso i ministeri italiani, ecc....).
     
    Consapevoli di questo dramma, dobbiamo, sia individualmente, sia come gruppi rappresentanti le nostre comunità, passare a l'azione e collaborare al restauro dell'economia del nostro paese.  Io ho due suggerimenti da fare, come emigrato, ai miei connazionali all'estero.
     
    Il primo suggerimento riguarda ognuno di noi all'estero.  Parlo di questa dipendenza ereditaria che portiamo noi italiani nelle vene, che abbiamo acquisita in Italia e che abbiamo trasportato con noi nei paesi d'accoglienza.  Sono decenni che viviamo altrove, in paesi che oltre a averci dato il lavoro, ci offrono condizioni di vita piu' elevate di quelle che avevamo o che avremmo in Italia.  Nei paesi delle Americhe o nei paesi del Nord Europa
    gli Stati proteggono i cittadini e le famiglie vantaggiosamente in rapporto a cio' che fa l'Italia per i suoi cittadini.
     
    Capisco che nel dopo guerra quando abbiamo emigrato, avevamo bisogno di strutture, di supporto da parte dello Stato italiano per integrarci nei nuovi paesi, ma perché decine d'anni dopo essere emigrati e esserci integrati nei paesi d'adozione, e dopo aver acquisito uno statuto sociale e economico di alto livello,  perché dunque manteniamo una dipendenza economica con la madre patria ? Chiediamo soldi al governo italiano per un sacco di ragioni, per il funzionamento delle federazioni e delle associazioni, per offrire corsi di lingua italiana, per promuovere la cultura italiana, per  organizzare kermesse di gruppi regionali, per comprare ordinatori per le associazioni, o semplicemente per rappresentare  gli organismi nei congressi  sia in Italia, sia in altri paesi .  
     
    È ormai tempo che questa dipendenza verso la madre patria finisca.  Gli italiani fuori patria, emigrati dal dopo guerra, sono benestanti.  Le generazioni che li stanno seguendo accedono a impieghi di alto livello.  Perché questi nostri cittadini non sostengono le loro organizzazioni, perché, se hanno tanto attaccamento alla cultura italiana, non la promuovono utilizzando le risorse delle nostre comunità ? Perché il governo italiano deve finanziare i giornali italiani che sono pubblicati (a volte sono numerosi e di qualità mediocre) là dove si trovano le nostre comunità ? Quanti soldi faremmo risparmiare al nostro governo se ci sbarazzassimo di questa dipendenza.  Abbiamo scelto di vivere altrove, facciamo parte di un nuovo mondo sociale, politico e economico, organizziamoci per strutturare le nostre comunità con le nostre risorse.  L'Italia ha bisogno di questo nostro cambiamento.
     
    E poi siete al corrente che in Italia si fanno tanti sprechi i quali hanno contribuito alla dirotta che conosciamo. Questi sprechi si ritrovano a tutti i livelli amministrativi del paese, nazionale, regionale, provinciale e comunale.  Dinanzi a tali evidenze il popolo italiano chiede cambiamenti radicali agli amministratori del paese.  In altre parole si chiede a tutti  i responsabili del paese di ridurre il numero degli abusi, tali i salari  esagerati  degli amministratori, i privilegi di un gran numero di caste, le pensioni esorbitanti di un gran numero di eletti, i viaggi lussuosi dei responsabili governamentali, i viaggi di rappresentanti regionali non solo fuori della regione , ma anche verso altri continenti, come il Presidente Iorio del Molise che viaggia in Australia, in Argentina, a Washington, a New Yoirk , in Croazia, a Bruxelles come se fosse un capo di stato.  Oppure come alcuni sindaci del Molise che vanno visitando le comunità molisane nel mondo, senza alcuna utilità né per il Molise,  né per il comune che rappresentano, ne per le comunità che visitano nelle Americhe o in Europa.  La sfida a questo livello è enorme per le amministrazioni pubbliche italiane.  Vi riusciranno a breve scadenza ? Io ne dubito.
     
    Ma noi che viviamo all'estero possiamo fare qualcosa  nella lotta dello stato italiano contro gli sprechi ?  Io credo di si.  Prima di tutto se siamo responsabili d'organismi creati dallo stato italiano specificamente per il servizio agli  emigrati, abbiamo la responsabilità d'amministrare onestamente i fondi ricevuti dal governo italiano.  Cio' vuol dire che detti fondi vanno attibuiti ai fini per cui sono stati ricevuti e non per scopi e interessi personali.  Ci 
    si puo' chiedere a volte a cosa servono alcuni organismi che hanno come scopo la promozione della cultura italiana  e che non promuovono nessuna attività culturale durante l'anno!  Eppure questi organismi  ricevono fondi dal governo italiano.  In altre parole, a cosa serve il denaro ricevuto dall'Italia ?  Ci si puo' chiedere pure a cosa serve un organismo come la Dante Alighieri.  Ci si puo' chiedere cosa fanno i Rappresentanti dei Comites o del  Cgie se non difendere i propri posti, viaggiare nel mondo e pavonarsi in tutte le iniziative intraprese dai cittadini per farsi adulare o promuovere le proprie persone.   
    Si puo' dubitare pure degli investimenti che si fanno nelle scuole del PICAI con i sussidi ricevuti dall'Italia, almeno se si considerano i magrissimi risultati di tali corsi !  Il governo italiano dovrebbe essere molto esigente verso gli organismi che ricevono i sussidi; anzi dovrebbe fare inchieste serie   per assicurarsi  dell'utilità della loro esistenza o per assicurarsi che gli obiettivi degli organismi raggiungono gli scopi per cui sono stati creati.
     
    Invito il lettore italiano che vive all'estero e che legge questo articolo di riflettere sulle idee che propongo in questo articolo.  E poi di scambiare queste idee tra i vostri connazionali, emigrati come voi.  In poche parole spero d'avervi sensibilizzato alla crisi che vive l'Italia e che, benché modestamente, partecipiate a  risolverla.   Franco Nicola