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  • IL MOLISE VISTO DA LONTANO (Nicola Franco)

     Il Molise visto da lontano  

    di Nicola Franco

     

     

     

    Fino agli anni '60 il Molise rimase rinchiuso a catenaccio tra le sue montagne e le sue valli.  La maggior parte dei suoi cittadini, contadini, pastori e commercianti ripetevano ogni giorno gli stessi rituali che risalivano a secoli anteriori.  Partivano ai campi o verso i pascoli, fedeli al ritmo delle stagioni, seguendo il  sole loro indispensabile benefattore.

     

    I nostri molisani era gente taciturna. A chi volete che parlassero? Tutta la comunicaziome si riduceva agli ordini perentori che gli uomini davano alle mogli e ai figli.  A volte, per necessità, i molisani rivolgevano la parola al curato, una volta tanto al medico oppure a l'uomo di legge, ma a quest'ultimo quanto meno possibile!

     

    Quanto gli uomini cominnciarono a partire per le Americhe e per le guerre, le mogli erano condannate ad una tragica e angosciante solitudine che veniva  lenita il giorno che arrivava l'unica lettera dell'anno o quando un emigrato o un soldato arrivava con notizie fresche dall'america, dal campo di battaglia o ancora dai campi di concentramento. 

     

    La comunicazione nel Molise si riduceva veramente a poche cose.  Fortuna ch'esistevano le feste religiose, le fiere, gli sposalizi e i funerali, poiché in queste occasioni i molisani potevano scambiare le notizie di famiglia, e a volte anche notizie che venivano di luoghi lontani, che riguardavano l'intera nazione.

     

    La mancanza di comunicazione tra la nostra gente ha avuto certamente degli effetti negativi sulla vita sociale e personale; tuttavia, questa mancanza ha avuto qualcosa di positivo, se pensiamo che a questo modo il Molise per lungo tempo ha conservato una immagine positiva di se stesso. E diciamolo charamente la nostra gente non ha avuto nessun merito in questo.

     

    I tempi sono cambiati drasticamente!  E i tempi sono cambiati profondamente anche per i Molisani!  Tutti i mezzi moderni di comunicazione - giornali, riviste, libri, radio, televisione, telefono, internet, fax, kodak, videocamera,  - sono entrati in tutte le case dei molisani, anche le più modeste.  Oggi dei 300.000 molisani una percentuale elevatissima è iscritta su facebook e i molisani comunicano tra di loro giorno e notte, sette giorni alla settimana.  Che cambiamento rispetto al passato!  Oggi non siamo in grado di analizzare gli impatti che un tale cambiamente possa avere su una piccola società com'è quella molisana, ma personalmente sono convinto che saranno numerosi gli impatti benefichi.

     

    Tuttavia! Tuttavia!  Attenzione!  Attenzione giornalisti, scrittori d'ogni genere, giornalisti online, comunicatori del web!  È qui che il vostro mestiere - tanto nobile in sé -  puo' diventare un mestiere distruttoreGli  scritti che affidate ai mezzi moderni non sono letti soltanto a Provvidenti, Castelverrino, Conca Casale o Raccapapirozzi,....,ma nelle ore che seguono sono lette a Perth, Cleveland, Mar del Plata, Montreal, Berna o Labrador City.

     

    Comunicatori, fermatevi a riflettere un tantino! Avete pensato quale ritratto ci mandate del Molise a tremila o dieci kilometrii lontano da voi?  

    Oggi l'imagine che ci mandate del Molise è terribilmente negativa; non esagero!  Quando vi leggiamo ci viene da pensare che la vostra regione è un luogo invivibile, un luogo di lotte intestine tra le famiglie, tra i politici, tra le organizzazioni sociali  e che il popolo molisano è un popolo ingovernabile.

    Se poi continuano a frequantarvi, ci accorgiamo che siete gente divisa, che mancate del senso comunitario e che il bene comune passa a l'ultimo posto.

    Per di più scopriamo che avete una parola acerrima. Tanto è vero che non c'è un molisano che non subisca le critiche o che non critica gli altri duecento noventanove mila molisani; per caso, la critica ''distruttrice'' farebbe parte dei geni e della cultura dei sanniti?

     

    Eppure, ne sono convintissimo, c'è tanto da dire e da trasmettere di positivo sul Molise, poiché c'è tanta gente da voi che realizzano cose straordinarie nel campo sociale e culturale.  Quanti talenti, quanti volontari, quanti creatori, quanti politici e attori onesti della comunità sono ignorati  dalle media i quali  potrebbero dare un'altra imagine del Molise! 

    Insomma, è buono ricordarlo ai comunicatori, la questione di fondo è la questione dell'etica professionale.  Quando si scrive abbiamo sempre la scelta dei soggetti da comunicare; perché dunque non scegliere soggeti che riflettono il meglio delle realtà di un luogo,di un popolo o di una persona?  Quando si scrive bisogna farsi guidare dalla coscienza, bisogna pensare non solo a l'imagine che si trasmette fuori del paese, ma anche alle consequenze che le notizie hanno sul quotidiano e sul futuro dei lettori. 

    E finalmente c'é pure la lingua che potrebbe essere molto utile per creare una  migliore imagine della nostra regione. Su questo punto buona parte dei giornalisti molisani  rivelano molta povertà. Un buon giornalista che sa utilizzare pienamente la lingua, puo' con maestria evitare di nuocere a l'imagine di un paese, di un popolo o di una persona.

     

    Mi trovo a seimila chilometri dal Molise mentre scrivo queste riflessioni.  E sono una decina d'anni che ho l'opportunità di ricevere e leggere tutti i giorni le notizie dal Molise.  Sfortunatamente l'imagine proiettata dalle media sulla regione è andata peggiorando.  Certo la modesta società molisana sta cambiando, poiché non vive più reclusa tra le montagne e sta subendo gli influssi del mondo moderno; perciò mi sembra ancora più urgente che le autorità locali, le associazioni dei giornaslisti e delle media s'attivino per rimediare a questo degrado delle informazioni che nuocciono a l'imagine del Molise.  Comunicatori molisani un po' d'orgoglio, per favore!

     

    Nicola Franco